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Il nuovo piano regolatore della città, sul Piano di Imera, definito agli inizi del V sec. a.C., ebbe come conseguenza il passaggio, dall'organizzazione estensiva dell'abitato di epoca arcaica a una tipologia abitativa diversa, propria del nuovo uso intensivo dello spazio urbano. Il concetto egualitario, insito nella ripartizione dell'isolato in aree quadrate di m 16 di lato, fu presto superato dalle differenze di censo e di attività tra i diversi proprietari, che provocarono l'ampliamento di alcune abitazioni, la suddivisione di altre e la destinazione ad usi non esclusivamente abitativi di alcune aree. Pertanto, nelle case imeresi si possono individuare alcuni elementi comuni, che non si ripetono sempre e non presentano eguali caratteri distributivi. In genere la pianta prevede la distribuzione di vari ambienti attorno a un cortile, talora posto al centro, talora spostato sul lato interno dell'abitazione. Nel primo caso i vani di soggiorno si dispongono su due o tre lati, mentre il quarto sull'ambitus retrostante, è occupato da piccoli locali di servizio; più frequente è la seconda soluzione, in cui i vani principali delimitano da due lati l'ampio cortile, mentre il terzo è riservato ai servizi e l'area aperta confina con l'ambitus mediano dell'isolato.

In alcune delle abitazioni più grandi si nota, inoltre, la presenza costante di un complesso di vani, costituito da tre stanze aperte su un vasto ambiente N-S, che comunica con il cortile, orientato E-O. In questa ampia sala, certo non semplice disimpegno per i vani retrostanti, è da vedere un grande ambiente di soggiorno di uso comune, centro dell'attività domestica, che è noto anche in altre case siciliane dello stesso periodo.
Le strutture delle abitazioni erano costituite da uno zoccolo murario a doppio paramento di blocchi di taglio irregolare o di ciottoli, per lo più sbozzati in faccia vista, disposti per quanto possibile in filari più o meno orizzontali. Solo in pochi casi, per innalzare la fronte sulla strada dell'abitazione, si impiegarono blocchetti squadrati disposti in assise regolari. Sullo zoccolo murario era impostato l'elevato di mattoni cotti al sole, mentre il tetto poggiava su travi lignee ed era coperto da tegole piane e coppi di terracotta (c.d. tetto siciliano). In alcune delle tegole è praticato un foro ovale, che assicurava la ventilazione, il tiraggio e la dispersione del fumo.

All'interno, le case appaiono molto semplici. I pavimenti erano fatti con un impasto di terra e di trubo (una marna calcarea biancastra, facile da polverizzare), spesso solo cm 5, che veniva battuto in modo da acquistare compattezza. I cortili e le altre aree aperte, invece, sono talvolta pavimentati con ciottoli. Sulle pareti era data una mano di intonaco, sia all'esterno (per proteggerlo dagli agenti atmosferici), sia all'interno. Il componente principale di tale intonaco era sempre la polvere di trubo, per cui al colore bianco del pavimento corrispondeva l'analogo colore delle pareti. Durante lo scavo si sono rinvenuti anche frammenti di un intonaco di colore rosso, che ci documentano l'uso, sia pure non frequente, della decorazione dipinta, probabilmente limitata a semplici fasce colorate. Lo scolo delle acque piovane e di rifiuto è costituito da canaletti, per i quali si utilizzavano coppi rovesciati; in un solo caso si ha un canale costruito con due file di lastre di pietra e coperto da lastre e tegoli. Nessuno di essi ha la funzione di fogna per servizi igienici, che non esistevano a Himera sotto forma di installazioni fisse, così come era ignoto il concetto di "stanza da bagno", anche se non mancano tra i reperti le vasche da bagno mobili di terracotta. Per il rifornimento d'acqua per gli usi domestici si faceva assegnamento su cisterne "a bottiglia" (pareti a imbuto e fondo concavo), e, dove era possibile raggiungere la falda idrica, su pozzi (uno è stato individuato nel Quartiere Est, altri nella città bassa).

Lo scavo di Himera ci ha fatto conoscere una serie di abitazioni di livello medio, di cui va rilevata senza dubbio la semplicità delle tecniche costruttive e la modestia delle rifiniture. Tale situazione, tuttavia, non deve trarre in inganno: essa è comune a tutto il mondo greco del V sec. a.C., che solo nel secolo seguente raggiunse forme più complesse ed articolate di organizzazione e di cultura abitativa.

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