Il massiccio montuoso di Monte Riparato (I.G.M. F. 259 I SE, Scillato), sede di un anonimo centro indigeno che da alcuni anni è oggetto di indagine da parte dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Palermo e della Soprintendenza Archeologica della Sicilia Occidentale, sorge 15 Km a Sud-Est di Himera. II sito, pressoché inaccessibile da tre lati e posto lungo il corso del fiume Imera settentrionale a controllo di una delle più importanti vie di comunicazione con l'entroterra, dovette avere nell'antichità una notevole importanza strategico-militare.
Benché le ricerche siano appena agli inizi, il rinvenimento sulla cima più alta del Monte Pizzo Sant'Angelo (m 606 s.l.m.), di alcuni frammenti di ceramica impressa fa ipotizzare una prima frequentazione del sito in età protostorica. I saggi di scavo effettuati sullo stesso Pizzo Sant'Angelo hanno permesso di accertare l'esistenza di un centro abitato i cui limiti cronologici vanno dal IV sec. a.C. al I sec. d.C. In particolare, sono state individuate alcune consistenti strutture murarie e strade lastricate con blocchetti di arenaria.

Alle pendici nord-occidentali e sud-orientali di Monte Riparato, sono state scoperte due necropoli di epoca ellenistica. La prima, in località Cozzo Piano Gennaro, databile tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C.; la seconda, sulla collinetta in contrada S. Venere, ha restituito i reperti esposti nelle vetrine B e 29-35, che costituiscono una scelta dei corredi funebri pertinenti alle sessanta sepolture finora scavate, alcune del tipo ad inumazione entro fosse terragne, altre ad incinerazione, databili tra il III e il II sec. a.C.
I corredi funerari comprendono soprattutto anfore, piatti acromi e a vernice nera (vetrina B), unguentari fusiformi e piriformi, brocche, coppe e bacini di tipo Gnathia (vetrine 29, 30, 32). In alcuni casi sono state rinvenute statuette di terracotta (vetrina 30) e oggetti di bronzo e ferro quali specchi (vetrina B) e strigili (vetrina 32).
Un cenno particolare meritano le due sepolture ad incinerazione nn. 53 e 54, sormontate da segnacoli monumentali a gradini (epitymbia), che hanno restituito corredi funebri, databili al III sec. a.C., ricchi di piatti, scodelle e unguentari (vetrine 31, 33), e di una bella serie di terracotte figurate (vetrina 34), nonché un vaso di bronzo con ansa configurata a testa femminile e altro materiale d'uso.

