All'anonimo centro di Terravecchia di Cuti (I.G.M. Foglio 268 IV NO, S. Caterina Villarmosa), uno dei più interessanti centri indigeni ellenizzati dell'alta valle del Salso, è dedicata la prima sezione relativa agli scavi nel territorio di Himera (vetrine 23-28).
Indagato nel 1959 (scavi nella città e nella necropoli orientale) e dal 1977 sino ad oggi (necropoli SO e santuario extraurbano), il sito si caratterizza come sede di un centro indigeno già alla fine del VII secolo, permeato prima dall'influenza di Gela e successivamente, dalla metà del VI e nel V sec. a.C., da quella di Agrigento. L'insediamento sembra abbandonato alla fine del V sec. a.C., probabilmente in conseguenza della distruzione di Agrigento.
Va assegnato al momento dell'influenza agrigentina il santuario identificato su una collina che si trova a Km 1 ca. ad Est dell'abitato. Di esso non si conoscono, al momento, strutture murarie, probabilmente devastate da recenti lavori agricoli, ma è stato possibile accertare in ampie fenditure del banco roccioso, che costituisce l'ossatura della collina, la presenza di una notevole quantità di materiale votivo, terracotte figurate soprattutto, riferibili al culto delle divinità ctonie.

Una scelta di questi reperti è esposta nelle sei vetrine (23-28), dedicate allo scavo del santuario. Si segnalano in particolare i frammenti di statue femminili panneggiate, di grande modulo, alcuni busti fittili collegabili alla coroplastica agrigentina della prima metà del V sec. a.C. e un gruppo di statuette femminili con porcellino, tipiche del culto di Demetra e Kore.

