Tre sono le necropoli di Himera fino ad ora note. La necropoli occidentale, sulle pendici ovest del Piano del Tamburino, è conosciuta soltanto da rinvenimenti occasionali, tra cui un'anfora panatenaica degli inizi del V sec. a.C. La seconda è la necropoli meridionale, che si estende, a nuclei sparsi, all'esterno del circuito sud della cinta muraria, fino almeno a Cozzo Scacciapidocchi. Delle 15 tombe, esplorate nel 1963 a Cozzo Scacciapidocchi, tutte ad inumazione, con la testa del defunto rivolta ad Est, alcune erano costruite con tegoli piani, sistemati a cassa o alla cappuccina, altre erano a sarcofago di terracotta. I corredi funebri, piuttosto modesti, sono databili nell'ambito del V sec. a.C.
La necropoli orientale, fino ad ora la più nota, si trova ad Est del fiume Imera, ad un chilometro circa dal centro antico, nella pianura costiera in contrada Pestavecchia e sulle pendici nord di Rocca d'Antoni. Le prime indagini risalgono agli anni 1926-27, quando in proprietà Cammarata, a Nord della SS 113, vennero scavate 118 tombe, di cui 76, pertinenti a soggetti infantili, erano del tipo ad enchytrismòs, entro pithoi, anfore, hydriai e olle. Gli adulti erano anch'essi prevalentemente inumati in fosse terragne senza protezione o, in qualche caso, entro una cassa di tegoli piani. Soltanto 10 le aree di cremazione, riferibili a soggetti adulti. Tutte le tombe sono databili al VI sec. a.C.

Un altro settore della stessa necropoli, sito 250-300 metri a Sud del precedente, venne esplorato nel 1971 nella sede del tracciato dell'autostrada Palermo-Messina, allora in costruzione. Furono individuate 22 tombe databili nel V sec. a.C., una, la n. 5, nel terzo venticinquennio del VI sec. a.C. Le tombe del V secolo, generalmente disposte a gruppi, forse pertinenti a nuclei familiari, erano orientate E-O.

Ricorreva con eguale frequenza, l'inumazione e l'incinerazione, quest'ultima sempre praticata in situ; i soggetti infantili erano inumati. La tipologia delle tombe era varia: alla cappuccina per inumati e per cremati; a sarcofago di terracotta o di calcare per inumati adulti. I corredi funebri, piuttosto modesti, denotano l'appartenenza al ceto medio degli individui sepolti.
La tomba arcaica n. 5, attribuibile ad un membro dell'aristocrazia imerese, era del tipo a fossa con copertura di tegoli, probabilmente sostenuti da travi di legno ed aveva un segnacolo costruito con blocchi di tufo. Il corredo, molto ricco, era sistemato in parte accanto allo scheletro, in parte sopra e attorno alla copertura. L'eccezionale statura fisica del soggetto (lungh. scheletro m 1,80) e la presenza di due dischi, uno di ferro, l'altro di piombo fanno pensare alla tomba di un discobolo, di cui un graffito, su uno dei vasi del corredo (SIM) ci tramanda, forse, il nome, che fu anche quello di uno degli ecisti di Himera (Simon).

