Il temenos situato all'angolo NE del Piano di Imera, che comprende quattro edifici di culto (A, B, C e D) e un altare, oltre ai servizi del santuario dislocati sui lati nord, ovest e sud, ha forma trapezoidale. Esso è limitato a Sud dalla Strada 1 dell'abitato di V secolo e confina ad Ovest, dove è stato individuato un ingresso, con un grande spazio pressoché rettangolare, da identificare probabilmente con un'area di carattere pubblico (agorà). Un secondo accesso doveva trovarsi sul lato orientale del recinto, certo in connessione con la viabilità dell'abitato in pendo.
Un dado di calcare rinvenuto a ridosso del muro occidentale del Tempio A, forse riferibile ad un culto all'aperto, risale alla seconda metà del VII sec. a. C.
Il più antico edificio di culto, architettonicamente piuttosto modesto, il Tempio A (m 15,75 x 6,04), è volto ad Est con accesso sullo stesso lato ed è bipartito, con profonda anticella e piccolo sekos.
L'edificio, costruito, con un alto zoccolo di ciottoli su cui poggiava l'elevato in mattoni crudi, aveva le fondazioni protette all'esterno da lastre di terracotta ed il tetto a bassissimi spioventi, cui appartengono due esemplari delle tegole di riva. Il deposito votivo, conservato all'interno del tempietto, si scagliona dall'ultimo ventennio del VII sec. a.C. fino alla metà circa del VI secolo e attesta, nella varietà delle fabbriche ceramiche presenti, un'apertura della nuova fondazione di Zankle verso mercati non solo della Grecia continentale (Corinto), ma anche della Grecia insulare e microasiatica. Altre testimonianze di rilievo: una figurina bronzea di offerente tardo-dedalica e un amuleto di bella faïence policroma dell'ultimo quarto del VII secolo, una laminetta aurea lavorata a sbalzo, con Gorgone in corsa, e due statuette di Athena, una Promachos di bronzo dei primi decenni del VI sec. a.C. ed un Palladio fittile, che ci consentono di attribuire ad Athena il Tempio A.

Nel terzo venticinquennio del VI secolo assistiamo alla monumentalizzazione dell'Area Sacra con la costruzione degli edifici B e D, per i quali venne sfruttata la medesima cava prossima alla città, da dove venivano estratti grossi blocchi irregolari di calcare messi in opera con tecnica pseudoisodomica. II Tempio B, che resterà in uso fino alla distruzione del 409 a.C. ed è l'edificio più rappresentativo dell'Area Sacra, si sovrappose al Tempio A inglobandone nel basamento le fondazioni (Tav. XIII); è a pianta rettangolare (m 30,70 x 10,60), con accesso da Est per mezzo di una pedana, e in origine doveva essere quadripartito. Al tempio è collegato l'altare, scoperto 32 metri ad Est, di impianto rettangolare, di cui si conservano soltanto le fondazioni (m 13,10 x 5,60); lo schema tipico comprendeva una gradinata di accesso sul lato ovest che conduceva ad una piattaforma sopraelevata (prothysis).
Il Tempio B non aveva peristasi, come del resto gli altri edifici di culto dell'Area Sacra, e la copertura lignea a doppio spiovente, con inclinazione di 18° circa, doveva poggiare direttamente sui muri perimetrali, mentre su ciascuno dei lati brevi si determinava un frontone decorativo scarsamente aggettante.
Nei rivestimenti architettonici si distinguono due tipi: dalla nascita dell'edificio sino alla fine del VI secolo, sima e geison di I tipo a decorazione lineare; agli inizi del V sec. a.C., i vecchi rivestimenti sono sostituiti con gli altri di II tipo, di dichiarato gusto plastico; tra la metà del V secolo e l'ultimo venticinquennio di vita della città hanno luogo gli ultimi rimaneggiamenti delle zone frontonali per la creazione dei nuovi acroteri. Con queste tre fasi si collegano le numerose testimonianze della plastica fittile, raggruppate in tre categorie distinte e attribuite a momenti diversi della vita del tempio: un'iniziale decorazione con gorgoneia al centro dei timpani e metope sulle fronti o all'interno del tempio (imprese di Eracle); in un secondo momento i gorgoneia vengono sostituiti con lastre frontonali di terracotta policroma ad altorilievo (gruppi di belve in lotta, un Gigante atterrato o ferito, ovvero un eroe in lotta, protomi equine e feline, testa di ariete, animali fantastici); e, infine, si attua la sistemazione di alcune figure acroteriali di terracotta verdina. Alcuni resti fittili, rinvenuti in una fossa di scarico individuata nel settore ovest del temenos danno prova della decorazione plastica di seconda fase.
II Tempio D mostra un impianto rettangolare, lungo al basamento m 13,75 secondo l'asse maggiore Est-Ovest e largo m 6,55 secondo l'asse minore Nord-Sud; l'edificio è del tipo ad oikos senza partizioni interne, e ad esso si accede da Est per mezzo di una pedana a bassissima rampa (lunga m 5,30 e larga m 3,15), che si appoggiava alle strutture della fronte orientale.
L'edificio presenta un orientamento diverso dagli altri templi dell'Area Sacra e si impone per il suo aspetto assai regolare e abbastanza curato. Le analogie palesi con la tecnica costruttiva del Tempio B e l'esame dei reperti suggeriscono una data di fondazione nel terzo venticinquennio del VI secolo, e non v'è dubbio che, il Tempio D era ancora frequentato sino quasi al momento della distruzione del 409 a.C.
Fra i rinvenimenti più significativi, oltre ai numerosi frammenti di antefisse soprattutto a palmetta pendula, pertinenti alla copertura del tempio, ricorderemo una terracottina di Athena, forse da ricollegare ad un'interessante iscrizione metrica, della seconda metà del VI sec. a.C., graffita sul piede di una coppa attica. Si tratta di una splendida dedica ad Athena da associare ad una seconda iscrizione frammentaria, incisa sull'ansa di un kantharos la cui formula ripete una chiara offerta alla dea. Le due preziose testimonianze ci consentono di attribuire il Tempio D al culto di Athena.
Alla fine del primo venticinquennio del V sec. a.C. va datato il Tempio C che fu scoperto 22 metri a Nord dei Templi A e B. Si presenta come uno stretto rettangolo (m 14,30 x 7,15 al basamento), orientato approssimativamente ad Est, parallelo agli altri due templi e con la fronte allineata con quella del Tempio B.
L'accesso doveva essere situato sul lato est, l'edificio non aveva peristasi, e la costruzione è bipartita da un muro divisorio che origina due ambienti di proporzioni diverse; sicché, è possibile che l'edificio sia da considerare come un sacello, composto di un ampio ambiente coperto, quello occidentale, preceduto da un atrio scoperto, l'ambiente orientale.
La copertura del tetto era costituita da una serie di testate di tegole ricurve abbellite da elementi plastici a rilievo (antefisse), maschere gorgoniche umanizzate, tendenti al patetico, e palmette pendule di un tipo assai diffuso in territorio campano.

Nella vita assai lunga del temenos siamo in grado di individuare altre fasi cronologiche, corrispondenti ad una successione abbastanza articolata dei vari settori. La stoè ovest, che si palesa con i requisiti di una soluzione urbanistica specializzata e monumentale, va attribuita al primo venticinquennio del V secolo, ma non v'è dubbio che subì rifacimenti successivi. Alla prima metà del V sec. a.C. appartengono i bracci nord ed est del temenos. A precisi obblighi di regolarità e di allineamento, con la fronte sud del I Isolato di case, obbedisce il limite sud del temenos, definitivamente concluso nella prima metà del V secolo, che però venne a soffocare il Tempio D. In un periodo successivo, che possiamo supporre nella seconda metà del secolo, si provvide alla sistemazione ultima degli annessi del temenos, sino a che, qualche decennio prima della fine della città, non fu realizzato il portico del lato sud.

