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L'alfabeto usato a Himera sin dalla sua fondazione è quello calcidese (o "rosso") e ciò è ovvio quando si ponga mente che Himera appunto è subcolonia di Zankle, a sua volta colonia di Cuma, Nasso ed Eubea. Di questo alfabeto, con le sue caratteristiche particolari, abbiamo testimonianze continue sino a tutto il primo quarto del V sec. a.C. Esemplificazioni più importanti sono: una laminetta di bronzo rettangolare con Sixas, seconda metà VI secolo; un distico elegiaco dà chiara ispirazione epica sul piede di una coppa attica "Io, Tripylos, supplice in preghiera, questa dedico alla dea, alla figlia di Zeus altisonante, ad Athena glaucopide", seconda metà-fine VI secolo; alcuni contrassegni alfabetici su conci che compongono la sima del Tempio della Vittoria. Dopo la battaglia di Himera del 480 e dopo la sua dorizzazione da parte del tiranno agrigentino Terone (c. il 476) Himera muta il suo alfabeto da "rosso" ad "azzurro", del tipo che troviamo, in quello stesso periodo, nelle colonie doriche siceliote come Selinunte, Gela e Siracusa.

Questo alfabeto durerà sino alla distruzione stessa di Himera (409 a.C.). A parte le caratteristiche fondamentali di questo nuovo alfabeto, abbiamo alcuni esempi assai interessanti: una laminetta plumbea opistografa, di difficile lettura, prima metà V sec. a.C.; una piccola base di calcare: Eukleides-as metà circa del V secolo; una lettera commendatizia su lamina plumbea opistografa, metà c. V secolo; il piede di un vaso e parte del sostegno con Heracleida, fine V secolo; due glandes missili con acclamazione a divinità: Leukathea (c. metà V secolo), Dios Soteros (ultimo ventennio del V secolo).
La presenza di segni alfabetici ed analfabetici riscontrabili in scritture di diverse regioni, anche assai lontane, dimostra poi l'apertura culturale e commerciale di Himera specialmente nel V secolo.

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