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Nell'anno 648 a.C. era fondata Himera ad Ovest della foce del fiume omonimo e sulle due colline che, immediatamente a Sud, delimitano quel settore della pianura costiera. Colline modeste, alte poco oltre i 100 metri, ma assai ben disposte per il facile controllo della piana circostante e della costa.
La data della fondazione di Himera, taciuta da Tucidide, è invece indicata da Diodoro (XIII, 62,4), il quale ci dice che il destino della città si compì nel fatidico 409 a.C., dopo soli 240 anni convulsi di vita, sotto la furia vendicatrice delle armi di Annibale, figlio di Giscone.
A fondare la nuova colonia fu un nucleo misto di genti ioniche e doriche: i Calcidesi di Zankle, i problematici Myletidai, che Tucidide (VI, 5,2) ricorda accanto ai primi come profughi politici siracusani, cui si sarebbero aggiunti pure coloni calcidesi venuti dalla madre patria. Conosciamo anche i nomi dei tre ecisti della colonia, Euclide, Simo e Sacone, che sono stati attendibilmente immaginati a capo dei primi tre nuclei di colonizzatori. Tucidide ci assicura, inoltre, che la lingua parlata nella città era un misto di calcidese e di dorico, ma che le istituzioni furono calcidesi.

La funzione politica di Himera non va identificata con l'intento dichiaratamente antipunico e neppure col presunto carattere di città mediatrice tra Cartaginesi ed Etruschi, altamente interessata al commercio diretto con la Spagna. Himera ha invece la fisionomia precisa di una colonia di popolamento, con cui i Calcidesi erano andati alla ricerca di un'effettiva espansione territoriale ad Ovest dei centri di Zankle e di Mylai. Se questa è la vera chiave della fondazione, possiamo affermare che il fattore geofisico è stato determinante.
Himera fu il noto campo di battaglia su cui Greci e Cartaginesi si scontrarono nel 480 a.C. Il tiranno di Himera, Terillo, era stato cacciato dalla sua città da Terone di Agrigento, e d'accordo col generale Anassilao di Reggio aveva chiesto aiuto ai Cartaginesi, i quali, comandati da Amilcare, sbarcarono a Panormo e assediarono Himera occupata da Terone. Ma di fronte al pericolo punico, una coalizione di Terone di Agrigento, di Gelone di Siracusa e degli Imeresi (Erod. VII, 165-167; Diod. XI, 20,3 ss.; Polieno I, 28,1) determinò proprio sotto le mura di Himera, sulla fascia litoranea dove era accampato Amilcare, la celebre vittoria del 480 che presso i Greci acquistò risonanza larghissima, tanto da immaginarla nello stesso giorno della vittoriosa battaglia di Salamina. Malgrado ciò, potentissima, come cantava Pindaro (Ol. XII, 1-3), si può dire che Himera non lo fosse mai stata, nè lo divenne in seguito. Tuttavia, dopo la vittoria del 480, e dopo l'insediamento dorico voluto da Terone, la città doveva aver superato i limiti di una colonia di popolamento per trasformarsi in un solido centro commerciale in grado di controllare un territorio notevolmente esteso (Erod. -VII, 165; Tucid. VI, 62,2 e VII, 58,2; Pind. Ol. XII, 26-27).
Le sventure della politica interna imerese continuarono con Trasideo, innalzato, dal padre Terone a tiranno della città: per liberarsi della tirannia, gli Imeresi si rivolsero a Gerone di Siracusa che li tradì, invece di soccorrerli, e Terone represse la rivolta sterminando gli avversari politici. Per ripopolare la città vi insediò dei Dori, di diversa estrazione e provenienza, e ciò avvenne nel 476 a.C. (Diod. XI, 48, 6-8 e 49, 3-4). Ergotele di Filanore, cretese di Cnosso, cittadino imerese nel 472, quando Pindaro ne celebrò la vittoria ai giochi olimpici (Ol. XII; Paus. VI, 4,11), era appunto uno di questi Dori.
Nei decenni che seguirono, Himera uscì dal blocco politico-economico agrigentino, ebbe reggimenti democratici, e continuò a schierarsi con gli altri Sicelioti di stirpe dorica, attuando una politica estera di cauta prudenza. Solo nel 415 a.C. si dichiarò per Siracusa e fu poi presente alla tragica disfatta degli Ateniesi presso l'Assinaro. Così, nel 409 a.C., il suo dorismo fu la causa della sua tragica fine, giacché i Cartaginesi non la risparmiarono rinnovando l'attacco alle città greche della Sicilia occidentale: Selinunte e Himera, le due punte avanzate della Sicilia greca sorte insieme, insieme caddero nello stesso anno. Invano questa volta per la difesa di Himera e della grecità perirono anche cittadini siracusani. A raccoglierne pietosamente le spoglie era mosso, poco dopo la catastrofe, Ermocrate di Siracusa, accompagnato da mille Imeresi esuli (Diod. XIII, 75,3 ss.).

Due anni dopo, nel 407, i Cartaginesi fondarono una città sul sito delle antiche terme (Diod. XIII, 114,1). Le fonti affermano che la nuova colonia cartaginese fu in parte popolata da profughi imeresi. Questa circostanza e il fatto che essa acquistò il nome di Thermai Himeraiai lascerebbe pensare che i Greci profughi dovessero presto garantirsi un posto preminente, creando così il presupposto necessario per il ritorno in massa di rifugiati imeresi e concentrando pure nella nuova città egemonia politica e potere economico.

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